Consiglio di Stato e Green Pass: “non è violazione della privacy”

Il 17 settembre scorso, la Terza sessione del Consiglio di Stato, ha stabilito che la richiesta di esibizione del certificato verde non costituisce violazione della riservatezza dei dati sanitari.

L’appello dei cittadini

In giugno, quattro cittadini avevano richiesto la sospensione dell’impiego del green pass poiché lamentavano ledesse non la riservatezza dei loro dati sanitari, ma costituisse anche un motivo di pregiudizio economico, a causa dei frequenti tamponi, e di rischio di discriminazione.

Il Consiglio di Stato ha rigettato in primo e secondo grado l’appello dei cittadini, sostenendo che non vi sia alcuna lesione del diritto alla riservatezza sanitaria “dal momento che l’attuale sistema non sembra rendere conoscibili ai terzi il concreto presupposto dell’ottenuta certificazione (vaccinazione o attestazione della negatività al virus)”.

Le motivazioni del CdS

La decisione del Consiglio è anche dovuta alla necessità di non depotenziare gli strumenti destinati a prevenire una nuova ondata del virus, in quanto l’emergenza pandemica non è ancora stata superata. La misura è stata presa anche per tutelare anche la maggioranza dei cittadini che ha aderito alla proposta vaccinale ottenendo la certificazione; infatti, il Consiglio ha dichiarato che proprio grazie alla graduale estensione del green pass la riapertura delle attività economiche, sociali e istituzionali ha accelerato.

Green pass e diritto dell’Unione Europea

Tra le altre cose il Green pass rientra in un ambito di misure concordate e definite a livello europeo; pertanto, non possono essere eludibili avendo anche il compito di preservare la salute pubblica e di permettere ad un avvicinamento graduale agli spostamenti tra paesi, riducendone i controlli.